RESIDUO DI ATTENZIONE: il motivo per cui non riesci a concentrarti

Quando si tratta di migliorare la concentrazione, e quindi dover fare qualcosa di concreto per passare da una situazione ad un'altra, molte persone ricorrono alla scusante relativa al fatto che la loro capacità di attenzione non sia abbastanza forte per dote naturale. Il più delle volte il blocco che interviene è semplicemente comportamentale e legato alle abitudini di lavoro e di vita. Esiste una vera e propria modalità esecutiva in grado di favorire un'attenzione unica e prolungata su qualsiasi compito si stia affrontando, dobbiamo conoscerla e promuoverla per farla diventare una nuova positiva abitudine di azione.





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Molte persone tendono a creare, in modo più o meno volontario, atti di interruzione dello stato di attenzione durante la giornata. Parte di questi gesti li identifichiamo, mascherandoli, come atti produttivi, come il controllo ripetitivo delle e-mail dando spazio alle richieste urgenti, controllare un nuovo commento su un documento al quale stiamo collaborando o iniziare alcune piccole attività secondarie tutto per cancellare le nostre cose da fare precedentemente disposte nella nostra agenda.

Questo approccio radicale al lavoro crea rapidamente un accumulo di quello che viene denominato residuo dell'attenzione, la condizione mentale disfunzionale dove si continua a pensare ed elaborare i dati mentali di un'attività precedente svolta quando già siamo passati ad un'altra. Sebbene questa frequente e insidiosa situazione sia chiaramente pericolosa per le nostre prestazioni produttive, tuttavia il suo contenimento risulta estremamente difficile da essere messo in pratica. Quindi cosa possiamo fare esattamente e concretamente per ridurre il residuo di attenzione?


Cos'è il residuo di attenzione?

I residui di attenzione sono completamente in contrasto con il nostro modo di lavorare: i nostri cervelli non sono stati progettati per lavorare su due compiti, mentalmente impegnativi, contemporaneamente. Ciò può avere un serio effetto a catena sulla qualità del nostro impegno e sulla soddisfazione generale, lasciandoci esausti con poco lavoro valido quantificato come frutto di tutta la nostra fatica.

È importante notare che questa non è solo un'altra teoria della produttività. L'attenzione residua è sostenuta da una certa evidenza scientifica e un articolo del 2009 della professoressa Sophie Leroy, associata dell'Università di Washington, ha rilevato che "le persone devono smettere di pensare a un certo compito per poter trasferire completamente la loro attenzione e ottenere buoni risultati su un altro".

A questo dato se ne aggiunge però un altro che costituisce il rovescio della medaglia, "i risultati indicano che è difficile per le persone spostare la loro attenzione da un compito incompiuto e le loro prestazioni successive ne risentono".

"Potresti non essere così efficiente nel tuo lavoro, potresti non essere un buon ascoltatore, potresti essere sopraffatto più facilmente, potresti commettere errori o lottare con le decisioni e la tua capacità di elaborare le informazioni." Sophie Leroy, Università di Washington

Disponiamo di potenti energie relazionali che non sappiamo utilizzare perché nessuno ci ha mai spiegato come fare. Le tecniche di comunicazione risultano poco efficaci se non vengono depositate su di una solida base di carattere personale: per una comunicazione nuova serve, in definitiva, un essere umano nuovo.


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In altre parole, se saltiamo da un'attività all'altra, diventa impossibile concentrarci completamente su qualsiasi cosa. Questo limita la nostra capacità di pensare in modo profondo e complesso e di risolvere i problemi, quindi non possiamo mai dare il meglio. Se qualcuno ha residui di attenzione, sta essenzialmente operando con una parte delle sue risorse cognitive distratte e questo può danneggiare in modo significativo la sua produttività e prestazione. Una ricerca pubblicata su Science dagli psicologi Matthew A. Killingsworth e Daniel T. Gilbert evidenzia che le ” le persone trascorrono il 46,9% del loro tempo a pensare a qualcosa di diverso da quello che stanno facendo, e questo “vagare nella mente” in genere le rende infelici. Quindi tutti noi, durante la giornata facciamo fatica a rimanere concentrati, a stare nel “presente”. La nostra mente, ci rimanda al passato o ci proietta nel futuro.


Le ricerche su Google su “come aumentare la concentrazione” da febbraio 2020, sono aumentate del 300% (https://www.newstatesman.com/science-tech/coronavirus/2020/05/how-focus-concentration-pandemic-brain-motivation-apps-pomodoro)




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6 STRATEGIE PER RIDURRE IL RESIDUO DI ATTENZIONE

Evitare i residui di attenzione non è affatto facile ma, in linea di massima, la direzione dovrebbe essere quella di assicurarsi di aver completato un'attività prima di passare a quella successiva. É stato valutato che dopo una distrazione, da un'attività che richiede concentrazione, servono almeno 23 minuti per potersi rifocalizzare.

Te ne sei mai accorto?

Ogni volta che spostiamo il nostro task avremo sempre qualche residuo di attenzione persistente che vortica nel nostro cervello mentre proseguiamo con il nuovo lavoro, quindi la nostra produttività ne risentirà. Se non possiamo sempre evitarlo del tutto, cosa possiamo fare per ridurre almeno al minimo i residui di attenzione? Ecco di seguito le nostre 6 strategie che abbiamo sperimentato essere funzionali.


Programma il tempo per un lavoro profondo e regolare

La cosa migliore che possiamo fare per ridurre al minimo i residui di attenzione è riuscire a concentrarci attivamente su un compito importante per un periodo di tempo prolungato. Si trata di raggiungere quella condizione descritta nello stato di flusso da Mihaly Csikszentmihalyi dove mente e corpo, assorbiti totalmente in una data azione, entrano in una condizione di concentrazione armonica. Si tratta essenzialmente di programmare periodi regolari di 90 minuti di lavoro ininterrotto per un'attività complessa e aumentare gradualmente la durata della sessione per aumentare la resistenza dell'attenzione.


“Contrariamente a quello che abitualmente crediamo, i momenti migliori delle nostre vite non sono passivi, ricettivi, rilassanti… I momenti migliori, di norma, occorrono quando il corpo e la mente di una persona sono portati al proprio limite in uno sforzo volontario per realizzare qualcosa di difficile e meritevole “ Mihaly Csikszentmihalyi

Capire come cambiamo contesto Il cambio di contesto si verifica quando svolgiamo diverse attività passando da una all'altra e contribuisce enormemente all'accumulo di residui di attenzione. Ma non possiamo rompere l'abitudine finché non sappiamo come lo facciamo effettivamente: quanto spesso , in quali momenti della giornata, a seguito di quali attività. Conviene tenere un diario delle nostre attività sul quale annotare ogni momento di quello che facciamo nella giornata.

lavorativa. Sarà utile aggiungere anche le motivazioni di ogni passaggio di attività con le relative sensazioni provate. All'inizio sarà difficoltoso e ci creerà un sacco di problemi ma l'annotazione dei nostri momenti di vita ci permetterà di scoprire davvero come funzioniamo.


Impostare gli orari per la gestione della comunicazione quotidiana

Anche se si sfoglia solo la riga dell'oggetto di un'e-mail senza aprirne il contenuto, è possibile innescare una catena di elaborazione e rimuginamento in grado di consumare buona parte della nostra energia attentiva. Evitiamo questo impostando orari rigidi per la gestione della nostra comunicazione, possiamo rispondere alle mail al mattino e dopo pranzo dedicando a questa attività una trentina di minuti. Lo stesso vale per le chiamate e i la messaggistica di vario genere. Sarebbe bene condividere queste scelte operative personali con gli altri in modo che sappiano quando aspettarsi una risposta da parte nostra.


Razionalizzare in Time box il programma di lavoro Si tratta semplicemente di suddividere il nostro programma di lavoro in blocchi di tempo finiti per specifiche attività pre-pianificate: possiamo impostare 30 minuti per la comunicazione, due ore per lavorare su un compito prioritario complesso, 25 minuti per la ricerca su un progetto imminente e 15 minuti per la rendicontazione. Questo metodo organizzativo ci responsabilizza e ci consente di monitorare le scadenze della giornata in modo preciso. Sapremo sempre esattamente su cosa stiamo lavorando e quando.


Usare applicazioni anti-distrazione Pianificare due ore di lavoro approfondito concentrato va benissimo, ma una vibrazione del telefono o un avviso sonoro da un social possono annullare rapidamente i nostri migliori piani di programmazione. Dobbiamo proteggere la nostra concentrazione da ogni possibile incursione esterna. Il nostro tempo vale e dobbiamo farlo valere. Esistono diverese applicazioni anti-distrazione che ci permettono di creare un isolamento gestito della nostra attenzione e che possono offrirci un grande aiuto gestendo, secondo le nostre preferenze di programmazione, tutto il nstro circuito digitale della comunicazione.


Ricordiamoci, ovviamente, che anche le pause sono importanti così come l'ordine che teniamo sulla nostra scrivania e tra i nostri progetti. Cerchiamo di sviluppare una modalità di fruizione del nostro tempo lavorativo che ci consenta di sentirci bene in quello che facciamo e tutto sembrerà più armonico e magicamente migliore.



Michele Micheletti




Sophie Leroy, Why is it so hard to do my work? The challenge of attention residue when switching between work tasks, Organizational Behavior and Human Decision Processes

Volume 109, Issue 2, July 2009, Pages 168-18



Michele Micheletti è nato a Pisa nel 1969, è un coach professionista, formatore, consulente e docente nell’ambito della comunicazione efficace e del marketing da oltre venti anni. La sua provenienza dal settore della vendita e del marketing lo portano a definirsi uno “specialista della comunicazione”. Svolge attività di formazione in tutta Italia tenendo serate, conferenze e corsi sui temi della relazione interpersonale, dell’evoluzione personale e delle loro strette implicazioni.

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