RABBIA , RELAZIONI E SALUTE FISICA IN AZIENDA



La rabbia è un’emozione umana primitiva ma estremamente funzionale alla preservazione dell'individuo. Essa diventa disfunzionale quando è pervasiva dell’intera vita emotiva della persona, quando è cronica e non più legata a specifiche situazioni di vita. Quando la rabbia assume le caratteristiche di diffusione quotidiana, perdendo l'episodicità del suo innesco, ecco che cominciamo a scivolare verso il disequilibrio omeostatico dove, a lungo andare, il nostro corpo ne risente in modo evidente.

La rabbia può nutrirsi di te per un'ora, ma non giacere per una notte; la continuazione della rabbia è odio, la continuazione dell'odio diventa cattiveria FRANCIS QUARLES

- L'evidenza scientifica in questo campo è vasta e dettagliata. Nel 2009 è stata pubblicata sul Journal of the America College of Cardiology una sintesi di 44 ricerche effettuate in merito agli effetti del perdurare della rabbia. I risultati indicavano che i soggetti che mostravano rabbia cronica avevano un rischio di sviluppare problemi cardiaci maggiore del 19% rispetto ai soggetti non particolarmente inclini a sperimentare quest’emozione.

- Uno studio pubblicato nel 2000 sulla rivista Circulation, effettuato su 12986 individui di mezz’età, ha rilevato che i soggetti che manifestavano la rabbia in maniera più intensa avevano una probabilità due volte maggiore di sviluppare malattie coronariche e tre volte maggiore di sviluppare infarti, rispetto ai soggetti con una manifestazione più moderata della rabbia.


La rabbia e il risentimento producono effetti molto negativi sul nostro corpo. Il sistema natura ha previsto la stimolazione dell’asse dello stress (ipotalamo-ipofisi-surrene) per la generazione delle risposte d'azione attacco-fuga innescate dalla produzione di una serie di mediatori neurochimici a cascata. Le continue sollecitazione quotidiane, in un regime di controllo e identificazione interno inattivo o poco consapevole, stimolano continuamente l'asse di attivazione ipotalamo-ipofisi-surrene facendoci produrre a più riprese neurotrasmettitori per la generazione della risposta d'azione. Purtroppo il sistema è previsto per un funzionamento episodico e l'inerzia emotiva che si genera nelle sollecitazioni ripetute finisce per "intossicare" il nostro organismo di cortisolo, adrenalina e noradrenalina che, aumentando lo stato di eccitazione, fanno crescere anche i loro tempi di smaltimento quando si stratificano gli impulsi. La risposta di stress è benefica se momentanea, ma diviene dannosa per l’organismo se persiste nel tempo, dal momento che una concentrazione eccessiva degli ormoni dello stress velocizza il processo di aterosclerosi. È stata infatti riscontrata un’alta concentrazione di CRP (una sostanza collegata all’aterosclerosi e al rischio di futuri infarti) nei soggetti particolarmente inclini alla rabbia, all’ostilità e alla depressione.


Trattenere la rabbia è come trattenere un carbone ardente con l'intento di gettarlo a qualcun altro; sei tu quello che si scotta BUDDHA

In condizioni di salute, di stabilità emotiva, la rabbia è un sentimento poco presente nelle relazioni perché è una delle emozioni che più mettono a repentaglio la coesione del legame. La rabbia si muove in relazione inversa alla possibilità di avere una risposta armonica con il nostro interlocutore o con il nostro partner. Nascondere la rabbia derivante da una situazione di conflitto no serve a niente. George A. Kohlrieser, psicologo clinico e organizzativo, dice che il conflitto è come il pesce, se viene tenuto nascosto comincia a marcire e peggiorando la sua condizione il suo odore si diffonde nell’ambiente. La tendenza ad evitare il conflitto o a chiuderlo in una scatola non migliora la situazione. Non esistono scorciatoie di cura da questa punto di vista. Quando il conflitto si innesca e la dinamica distruttiva relazionale si accende le parti coninvolte iniziano un loro percorso di nucleazione della rabbia che esita in situazioni di danno. Nel caso di un'organizzazione o un team di lavoro si tratta di una situazione all'ordine del giorno. Le aziende investono in programmi di sviluppo ma poco in quelli di benessere aziendale.



Sappiamo quali sono gli elementi in grado di incidere direttamente sul benessere aziendale minando la qualità dei rapporti, la trasparenza, la performance generale e il grado di salute di tutti gli attori coinvolti.

  • Motivazione

  • Concentrazione

  • Stress

  • Noia

  • Paura del cambiamento

Portatemi via la mia gente e lasciatemi le aziende vuote e presto l'erba crescerà sul pavimento dei reparti. Portatemi via le aziende e lasciatemi le persone con cui lavoro e presto avrò aziende migliori di prima ANDREW CARNEGIE

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L'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948 definiva la salute come "lo stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” distinguendola quindi dalla semplice assenza di malattia o d'infermità. La definizione di benessere organizzativo si deve invece ad Avallone e Bonaretti che nel loro libro del 2003 lo descrivono in questi termini: “la capacità di un'organizzazione di promuovere e mantenere il più alto grado di benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori in ogni tipo di occupazione".

Da una ricerca condotta da Sodexo Benefits & Rewards con l’Istituto Tailor Nelson Sofre (2014-2015), vediamo come i partecipanti (circa 800 tra manager e imprenditori di aziende di tutto il mondo) siano concordi nel riconoscere un rapporto di causa-effetto positivo tra lavoratori soddisfatti, coinvolti e motivati e risultati economici dell’azienda. Il campione intervistato rivela la consapevolezza dei manager e degli imprenditori circa l’efficacia delle azioni a favore della qualità della vita dei collaboratori e coloro che hanno attivato misure atte a favorire il benessere dei dipendenti, hanno notato:

  • nel 78% dei casi un miglioramento generale dell’atmosfera sul luogo di lavoro;

  • 69% un aumento della produttività;

  • 66% un miglioramento della reputazione dell’azienda.

Le risorse più importanti di cui dispone un’azienda, sono sicuramente le persone, la vera macchina motore. Creare, nutrire e formare relazioni all’interno dell’ambiente aziendale, che allo stesso tempo siano corrette, equilibrate e che siano indirizzate verso obiettivi aziendali comuni e condivisi, è la parte più complicata. Sottovalutarla però potrebbe portare ad effetti negativi come la diminuzione della produttività, la perdita di clienti e opportunità per sviluppare e far crescere l’azienda. Il programma di Welfare Aziendale Relazionale di On Evolution va nella direzione dello sviluppo di una qualità aziendale basata sull'armonia e la trasparenza coerente della relazione. La relazione è un investimento affettivo ed emozionale verso l’altro. Il dialogo armonico è il modo espressivo, linguistico e prossemico della relazione. La comunicazione è ciò che tecnicamente permette di attuare il dialogo e la relazione. Non viceversa. Le persone sul lavoro hanno bisogno di attenzione, hanno bisogno di sentirsi in qualche modo importanti. Non si può pretendere dai collaboratori in azienda un impegno costante e che si rinnova, se non gli si dà lo spazio psicologico e morale dell’attenzione e dell’ascolto.


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Michele Micheletti

On Evolution

Specialisti della Comunicazione




Riferimenti:

http://bolognapsicologo.net/blog/psicosomatica-quali-sono-gli-effetti-della-mente-sul-nostro-corpo/

https://blog.sodexo.it/il-benessere-organizzativo-come-chiave-per-il-successo

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