PERCHÉ FALLIAMO NELLA VITA

SIAMO SPECIALIZZATI NELL'AUTOSABOTAGGIO CHE IMPEDISCE IL NOSTRO LIBERO SVILUPPO MA NON É TUTTA COLPA NOSTRA

di Michele Micheletti (Coach, Formatore, Consulente e Autore)


Sono un coach professionista e tutti i giorni ho a che fare con persone che necessitano di un aiuto per focalizzare i propri obiettivi in modo sano e raggiungibile, di una strategia chiara e perseguibile per poterli raggiungere e di strumenti efficaci per poter svolgere il lavoro necessario alla realizzazione di quanto progettato.



Senza ombra di dubbio posso dire che quando un obiettivo non viene raggiunto molto spesso è in azione una dinamica di autosabotaggio interno, spesso legata a un qualche vissuto non pienamente risolto e non individuato sepolto in qualche piega delle profondità dell'inconscio. Il non risolto non è visibile agli occhi del cliente, agisce in basso livello dettando però imperativi categorici in grado di condizionare le nostre scelte, azioni e manifestazioni del vivere quotidiano. La nostra vita è il risultato di quello che ci è accaduto e che portiamo con noi. Anche se nascondiamo a noi stessi certe antiche ferite che hanno inciso la nostra emotività in chissà quale remoto periodo della nostra vita, esse sono presenti fino a quando non decidiamo di trasformale in cicatrici e guarirne. Fino a quel momento trasportiamo il loro peso sulle nostre spalle e la nostra vita sarà una conseguenza del gavare di questo carico giorno dopo giorno, stanchezza dopo stanchezza e fallimento dopo fallimento.


I traumi emotivi non si dimenticano. Possiamo non ricordare di avrli maturati ma la loro memoria è scritta da qualche parte dentro di noi e non vi abbiamo un accesso cosciente. Siamo stati noi stessi a nascondere queste ferite in modo più o meno accurato come unica strategia disponibile di sopravvivenza emotiva al dolore di cui disponevamo in quei momenti. Per non dover riprovare il dolore associato a quei traumi abbiamo pensato, cos'altro potevamo fare, che la cosa migliore sarebbe stata quella di dimenticare, non pensarci o non dargli importanza. Purtroppo questo non è sufficiente. Tutte le ferite emotive del passato vengono mantenute attive attraverso un processo inconscio. Vediamo quindi tre dimensioni emotive, con le quali mi trovo frequentemente ad avere a che fare nei programmi di coach individuali, che si ripresentano costantemente nella nostra vita influenzandola in modo negativo e che inevitabilmente emergono all'interno delle parole usate per esprimersi.


Dimensione emotiva dell'AUTOSTIMA

Le diverse forme di rifiuto, alle quali siamo stati esposti da piccoli, generano in noi un livello di sofferenza acuto e difficilmente fronteggiabile che esita poi nella strutturazione di un atteggiamento di disistima personale. Non esiste persona, rimasta esposta alla possibilità di ferita da rifiuto, che non abbia introiettato questa sofferenza nucleandola in profondità. Quando questo rifiuto è sistematico, si è verificato in età precoce o proviene da figure molto amate, diventa un trauma emotivo difficile da guarire. Le dinamiche relazionali del subire, dell'essere presi in giro, dell'essere ridicolizzati, sminuiti, criticati o colpevolizzati senza motivo creano danno in chi le subisce strutturando nel soggetto la convinzione della bassa autostima: "Se tutti mi dite che sono così...vuol dire che lo sono davvero".

Con una giusta strategia e strumenti adeguati è possibile disegnare nuovi orizzonti di fiducia legati al raggiungimento di obiettivi concreti e realizzabili, questo consente poi di recuperare ottimismo nei confronti della vita e attivare nuove strade di riuscita.


La comunicazione evolutiva è quella potente capacità relazionale che emerge nell’individuo che ha deciso di volgersi alla comprensione di sé stesso. La super-comunicazione che egli raggiunge gli consente di ottenere livelli di efficacia che vanno oltre le tecniche che possono essere apprese.

Non sappiamo utilizzare le nostre energie relazionali perché nessuno ci ha mai spiegato come fare. Per avere una comunicazione nuova serve diventare un essere umano nuovo.


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Dimensione emotiva dell'AUTONOMIA

Quando sulla persona è stato esercitato un potere di controllo forte e spesso eccessivo è probabile che possono essersi generate le ferite legate all'autonomia. La situazione all'interno della quale si ha il verificarsi di questa situazione è quella nella quale una figura che dispone di potere sull'individuo e lo esercita in modo non controllato danneggiando l'altro. Le azioni direzionate verso la limitazione della libertà e la capacità individuale di decidere dell'altro innescano problematiche legate all'autonomia. Queste si originano quando una persona viene corretta, ripresa e punita frequentemente con modalità e intenti non chiari per chi subisce le azioni, e anche quando si è costantemente disapprovati o si è tenuti a fornire un resoconto dettagliato delle proprie azioni quasi a doverle giustificare senza motivo. Il sentirsi inutili e incapaci, non all'altezza della situazione, confina la nostra possibilità di azione futura entro confini molto ristretti. Le problematiche relative all'autonomia creeranno difficoltà nei momenti cruciali di decisione: il dover decidere, rispettare le scadenze, diventerà difficile facendo entrare la persona in ansia da contraddizione interiore che potrebbe esitare in dinamiche come l'evitamento. Queste persone risultano sottomesse e passive, ma anche, all'opposto, ribelli senza una ragione immediatamente percepibile. Abbiamo lavorato con manager e imprenditori il cui comportamento era originato in ferite relative alla dimensione dell'autonomia con ottimi risultati.


RIMANIAMO IN CONTATTO per ricevere altri articoli e essere informati sulle nostre iniziative: https://www.onevolution.net/contatti-x


Dimensione emotiva dell'AFFETTO

Le ferite emotive della dimensione affettiva sono molto diffuse e fortemente caratterizzanti dei comportamenti dell'individuo. Se siamo stati vittima di abbandono, allontanamento affettivo o isolamento è probabile che in noi si sia originata una ferita nella dimensione emotiva dell'affetto. Si tratta ancora di traumi genitoriali che molto spesso non rientrano nella sfera della consapevolezza degli stessi e che sono stati ereditati precedentemente dai loro familiari. La mancanza di affetto porterà le persone a sentirsi sole nelle circostanze della vita. Il sentirsi costantemente vulnerabili genererà la percezione di non essere importanti nella vita. Spesso si forma l’idea di essere poco capiti e accettati. Lo schema comportamentale che si origina da queste ferite è quello della dipendenza dagli altri. Si ha sempre bisogno di ricevere l’approvazione altrui e in un’avventura imprenditoriale si ricercherà l'appoggio di un socio per evitare di affrontare qualcosa che non si conosce completamente soli. Si cerca di piacere agli altri, a volte persino scordandosi di sé stessi. La ricerca dell'approvazione e del consenso determina una continua fluttuazione dell'umore il quale risulterà condizionato dalla relazione con gli altri. Una volta presa visione delle condizioni di origine di questa dimensione emotiva legata all'affetto, sarà possibile disegnare una strategia che consenta di raggiungere, in modo progressivo, traguardi di autonomia crescenti che danno sempre ottimi risultati.

Le dimensioni emotive che abbiamo visto ostacolano in qualche modo il nostro pieno potenziale impedendoci di fare quello che vorremmo fare. Rendersi conto di come il nostro passato ci presenti il conto nella vita di tutti i giorni è davvero il primo passo verso l'integrazione di ciò che siamo stati, con tutto quello che ci è capitato, con quello che siamo adesso, con tutto quello che ci capiterà in futuro. Ci occupiamo di questi aspetti in modo integrato utilizzando diversi specialisti a seconda dei casi. Possiamo diventare ciò che vogliamo e fare ciò che vogliamo se rimuoviamo le cause che ci impediscono di farlo e adottiamo strategie mirate con obiettivi chiari e determinati.



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Michele Micheletti è nato a Pisa nel 1969, è un coach professionista, formatore, trainer e docente nell’ambito della comunicazione efficace e del public speaking.

La sua provenienza dal settore della vendita e del marketing lo portano a definirsi uno “specialista della comunicazione”. Svolge attività di formazione in tutta Italia tenendo serate, conferenze e corsi sui temi della relazione interpersonale, dell’evoluzione personale e delle loro strette implicazioni.

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