Paura del Pubblico

Aggiornato il: 16 lug 2019


Paura! Sappiamo per certo che la paura di parlare in pubblico è molto diffusa, circa 1 persona su 4 afferma di sentirsi in ansia quando presenta delle idee o dei dati di fronte ad altre persone. Dobbiamo però considerare che essere confidenti, fluidi e a proprio agio quando si parla costituisce quel tipo di abilità essenziale in grado di aiutare il decollo della nostra carriera, della crescita degli affari e alla capacità di instaurare relazioni solide.

I ricercatori hanno individuato diverse ragioni per le quali abbiamo paura di fare un discorso davanti a più persone, sembra che il modo in cui ci sentiamo, pensiamo e agiamo quando ci troviamo in questa situazione può innalzare o abbassare significativamente il livello di paura che sperimentiamo. Lo stato emotivo con il quale ci identifichiamo, prima e durante una performance in pubblico, determina l’esito della stessa.

La paura è un alleato prezioso se dobbiamo attraversare la savana africana o un’intricata giungla sudamericana, serve a proteggerci e ad essere cauti in situazioni rischiose. Lasciare che questa si frapponga tra noi e il nostro pubblico potrebbe impedirci di condividere idee importanti, di parlare di cose determinanti e di presentare interessanti e originali soluzioni alle problematiche trattate. In altre parole la paura ci limita nella capacità espressiva di quello che vorremmo dire e anche in quella cognitiva legata ai contenuti da esporre.




La difficoltà della paura


La paura del pubblico, come di qualsiasi altra cosa, si origina all’interno del nostro cervello ed è diretta dall’amigdala. Quando l’ansia di una certa situazione raggiunge un certo livello (estremamente soggettivo), l’amigdala si attiva rilasciando una certa quantità di neurotrasmettitori che a cascata andranno ad agire sulla neocorteccia cerebrale (dove risiedono i centri volontari e razionali del nostro stato cosciente) letteralmente spegnendola. Questo è il motivo per cui non ci è possibile contrastare volontariamente una paura il cui stato emotivo finisce fuori dalla sfera dell’arousal usuale per una certa fisiologia individuale.

Ecco come funziona l’arousal:

L’arousal è presente negli animali e nell’uomo, ad esempio durante i momenti dove vengono richieste maggiori prestazioni psicofisiche di abilità come, ad esempio, una verifica, un esame, una competizione agonistica, l’attacco a una preda o durante una sfida, ma anche durante l’attività sessuale. Durante l’arousal viene coinvolto sia il sistema nervoso centrale che il periferico e vegetativo, con conseguente aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, al fine di generare in tutto il corpo una condizione generale di maggiore allerta sensoriale, mobilità e prontezza di riflessi. Per le teorie espresse sull’attenzione, durante l’arousal il sistema nervoso viene coinvolto attraverso una maggior produzione di neurotrasmettitori quali l’acetilcolina, la noradrenalina, la dopamina e la serotonina. Anatomicamente vengono attivati principalmente alcuni organi interni, ghiandole e parti legate al sistema nervoso, quali il sistema limbico cerebrale (soprattutto ipotalamo e amigdala), i lobi frontali e temporali, più il pancreas endocrino (Wikipedia).




Superare la paura


Un approccio cognitivo include il cambiare prospettiva e passare dal pensare di essere valutato a pensare di fornire valore. In questo modo, si impara a vedere il discorso in pubblico come una situazione in cui si comunica alle persone qualcosa da cui possono trarre un beneficio, piuttosto che una situazione in cui si viene valutati e giudicati. Questo cambio di prospettiva ti solleva dalla preoccupazione di come andrà il discorso e ti fa concentrare su come comunicare al meglio il tuo messaggio a chi ti sta ascoltando (http://www.affaritaliani.it/dottori/superare-la-paura-di-parlare-in-pubblico.html?refresh_ce).

Nel caso dei discorsi in pubblico, lo stimolo che causa la paura può provenire dall’effettiva situazione in cui si parla in pubblico, ma anche dal pensiero di trovarsi in questa situazione. Apprendere come rilassarsi mentre si pensa a queste situazioni o ci si prepara per affrontarle o, direttamente, le si sta vivendo, riduce la quantità di ansia sperimentata e aiuta ad ottenere una performance migliore. Per padroneggiare le tecniche di rilassamento occorre imparare a controllare la respirazione, ad abbassare il battito cardiaco, ed alleviare la tensione muscolare. Queste tecniche funzionano meglio se affiancate a graduali prove di oratoria in pubblico.

Ad esempio, si possono applicare queste tecniche all’inizio quando si accetta di tenere un discorso in pubblico, poi quando si prepara il discorso e, infine, quando si tiene il discorso. Si può anche aumentare gradualmente la portata degli eventi a cui si partecipa man mano che si impara a tenere a bada l’ansia, passando dal parlare ad un gruppo di persone fino ai discorsi rivolti a grandi pubblici (http://www.affaritaliani.it/dottori/superare-la-paura-di-parlare-in-pubblico.html?refresh_ce).

Voglio superare l’ansia da parlare in pubblico: segreteria.onevolution@gmail.com


Michele Micheletti


Bibliografia essenziale:

Randomized Controlled Trial of Mindfulness Meditation for Generalized Anxiety Disorder: Effects on Anxiety and Stress Reactivity Elizabeth A. Hoge, M.D.,1 Eric Bui, M.D.,1 Luana Marques, PhD,1 Christina A. Metcalf, B.A.,1 Laura K. Morris, B.A.,1 Donald J. Robinaugh, M.A, John J. Worthington, M.D.,1 Mark H. Pollack, M.D.,2 and Naomi M. Simon, M.D.1 J Clin Psychiatry. Author manuscript; available in PMC 2014 Feb 1. Published in final edited form as: J Clin Psychiatry. 2013 Aug; 74(8): 786–792. doi: 10.4088/JCP.12m08083

Cognitive Processes Mediate the Relation Between Mindfulness and Social Anxiety Within a Clinical Sample† Stefan K. Schmertz Akihiko Masuda Page L. Anderson First published: 15 March 2012 https://doi.org/10.1002/jclp.20861 Cited by: 13 Journal of Clinical Psychology

Waking up to ourselves: The use of mindfulness meditation and emotional intelligence in the teaching of communications Dan Huston First published: 16 September 2010 https://doi.org/10.1002/cc.414 Cited by: 2 Volume2010, Issue151 Special Issue: Contemplative Teaching and Learning Autumn (Fall) 2010 Pages 39-50

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