LE AZIENDE NON SONO FAMIGLIE

I contesti aziendali sono spesso luoghi di sopraffazione e conflitto ma questo accade per una ragione ben specifica


"L'azienda non è una famiglia. É il campo di battaglia di una guerra civile" Charles Duhigg

Generalmente sembra, e siamo fortemente portati a crederlo, che le aziende compiano scelte di tipo razionale basandosi su un processo decisionale pensato, voluto e strutturato in grado di trasformare in procedura ogni movimento riguardante l'organzzazione. Nella realtà non avviene assolutamente nulla di tutto questo, almeno in grande parte.


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Le aziende sono guidate da abitudini organizzative consolidate nel tempo, da modelli che spessso emergono dalle decisioni indipendenti di migliaia di impiegati (Nelson & Winter, Evolutionary Theory of Economic Change). Questa impalcatura di abitudini, codici comportamentali-relazionali e modi di fare le cose, costituisce la vera dimensione di movimento di un'azienda impattando fortemente l'assetto aziendale. Senza le "routine", come le definiscono Nelson e Winter, difficilmente le organizzazioni potrebbero funzionare. Per operare e svolgere la propria missione le aziende necessitano di regole non scritte, memorie storiche difficilmente percepibili all'esterno, che permettono a tutti gli operatori di quel contesto di agire in modo da non dover chiedere autorizzazioni continue e mandare avanti il lavoro anche in assenza di una "normativa" in grado di codificare qualsiasi cosa. Dal momento che l'essere umano, singolo e in gruppo, necessita di stabilità emotiva esso trova nella routine consolidata un importante bacino di riduzione dell'incertezza.

La routine rappresenta le modalità con cui si svolgono i compiti nell’organizzazione e vengono utilizzate come unità di analisi per comprendere il cambiamento organizzativo a livello micro-economico: le imprese “cambiano quello che stanno facendo e il modo di farlo, cambiando le loro routines(Becker M., Lazaric N., Nelson R., Winter S., 2005:776)

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"Uno dei principali vantaggi delle routine consiste tuttavia nell'aprire una tregua fra gruppi o individui potenzialmente in conflitto all'interno di un'organizzazione" Charles Duhigg


Nelson e Winter hanno ampiamente dimostrato che, al di la di quello che ogni intento aziendale vuole cercare di mostrare, le company non sono delle isole di felicità relazionale dove tutti operano rispettando le regole. I diversi compartimenti aziendali sono spesso in competizione per l'accaparramento delle risorse aziendali: disponibilità economiche, attenzione del management e molto altro ancora. I capi mettono i subalterni l'uno contro l'altro, evitando che questi ultimi possano ordire un colpo di stato (Charles Duhigg, Il potere delle abitudini). Ma stando quanto detto le organizzazioni procedono di anno in anno in modo relativamente tranquillo, crescendo e proliferando proprio grazie alla struttura delle routine che fungono da tregua permettendo ad ogni attore aziendale di mettere da parte le rivalità per un periodo idoneo a portare a termine il lavoro necessario.

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La cultura aziendale riguarda proprio l'insieme di queste forme di euristiche abitudinali scritte in un patto relazionale, esistono situazioni dove le abitudini vengono studiate in modo conscio e deliberato e altre dove si formano spontaneamente basandosi sulla rivalità e la paura. Per creare organizzazioni efficienti non basta bilanciare l'autorità: perchè l'organizzazione abbia successo, i dirigenti devono coltivare abitudini che da un lato stimolino una pace reale ed equilibrata e al tempo stesso, paradossalmente, mettano in chiaro senza ombra di dubbio chi è che comanda (Charles Duhigg, Il potere delle abitudini).

Dunque una leadership efficace facilita dinamiche di comunicazione che stimolano costruttività e caratterizzano alla cooperazione. Del resto lo scambio di idee, da sempre, è uno strumento per raggiungere risultati migliori (https://www.tuttowelfare.info/servizi-welfare/come-gestire-i-conflitti-e-salvare-il-benessere-aziendale) "Al contrario, le situazioni in cui è presente un conflitto distruttivo, sono contraddistinte da un tipo di comunicazione competitiva, dove l’obiettivo principale è quello di affermare il punto di vista del singolo a discapito di quello del team di lavoro. Atteggiamenti negativi che anziché costruire qualcosa di nuovo distruggono l’esistente con  conseguenze negative per tutti. «E per questo, appunto vanno gestite per tempo (Ana  Uzqueda, Vicepresidente dell’Associazione Equilibrio & Risoluzione dei Conflitti)


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Michele Micheletti

On Evolution


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