LA NEUROLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Aggiornato il: 3 giorni fa

ACCOPPIAMENTO CEREBRALE: COSA ACCADE ALLE NOSTRE MENTI QUANDO COMUNICHIAMO CON QUALCUNO


Nuove evidenze scientifiche dimostrano che i ragni sembrano possedere una evoluta e particolare forma di coscienza che li rende molto simili agli esseri umani. Questa forma di coscienza-conoscenza ha a che fare con le loro ragnatele. A quanto pare la ragnatela costituisce una parte essenziale dell'apparato cognitivo di queste creature: i ragni non usano le loro ragnatele solo per percepire, le usano soprattutto per pensare (Japyassú HF, Laland KN. Extended spider cognition. Anim Cogn. 2017 May;20(3):375-395. doi: 10.1007/s10071-017-1069-7. Epub 2017 Feb 7. PMID: 28176133; PMCID: PMC5394149.)

I ragni possono distinguere tra diversi tipi di vibrazioni rilevate tramite i fili delle loro tele: distinguono i diversi tipi di creature e prede dalle foglie o da altrii altri detriti e persino dal vento. Queste evidenze fanno parte di una teoria della mente nota come "cognizione estesa" utilizzata anche dagli esserei umani. Le nostre menti in parte sono contenute nelle nostre teste, ma in parte sonso fuori di esse. Basta pensare ai computer e a come oggi vengono da noi utilizzati.

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E proprio come i ragni usano le loro ragnatele per pensare le reti sociali in cui siamo incorporati dinamicamente si modellano e sono plasmate dai nostri modelli mentali e dalle nostre esperienze. La nostra salute richiede questa regolazione neurale socialmente organizzata (Smith e Christakis, 2008), e questa esigenza è probabilmente vera per tutte le specie sociali. L'interazione sociale è intrecciata nel tessuto della vita quotidiana, è il mezzo attraverso il quale generiamo e condividiamo idee, allineamo atteggiamenti e convinzioni, sintonizziamo emozioni e sperimentiamo il mondo. Se il cervello si fosse evoluto per funzionare in isolamento saremmo organizzati diversamente a livello emotivo e cognitivo: l'isolamento sociale indesiderato è uno dei più forti predittori di instabilità mentale, cattiva salute fisica e tendenza suicida. L'interazione sociale sembra consentire i processi inter- e intra-cerebrali che ci mantengono sani.


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Cervello in barattolo

Una delle scoperte più importanti che ci arrivano dalla neuroscienza, nell'ambito della relazione interpersonale, è che l'elaborazione mentale simile si rivela nell'attività inter-cerebrale sincrona. Dalle risposte sensoriali condivise alle interpretazioni sociali condivise, una maggiore sincronia inter-cerebrale indica stati mentali simili (Hasson U e Frith CD (2016). Mirroring e oltre: dinamiche accoppiate come quadro generalizzato per modellare le interazioni sociali . Philos. Trans. R. Soc. Lond. B Biol. Sci 371 , 20150366) e il grado di questa sincronicità ha implicazioni nel mondo reale in termini di qualità dell'amicizia, apprendimento e salute mentale vedi (Redcay E e Schilbach L, Utilizzo della neuroscienza di seconda persona per chiarire i meccanismi dell'interazione sociale, 2019, Nature Reviews Neuroscience). La sincronia costituisce un ottimo indice di allineamento mentale.

Daniel Siegel, psichiatra e neuroscienziato, propone una visione integrata dello sviluppo della mente. Le influenze ambientali e i rapporti interpersonali hanno un ruolo-chiave nella strutturazione della mente; si tratta di un processo parallelo ai modi con cui viene plasmato il cervello. Tre sono i principi fondamentali:

  1. La mente emerge da processi che influenzano i flussi di energia ed informazione del cervello e lo collegano ad altri cervelli.

  2. La mente si forma in seguito all’interazione tra processi neurofisiologici interni ed esperienze interpersonali.

  3. Struttura e funzione cerebrali si sviluppano a partire da programmi geneticamente determinati modellati ed influenzati dalle esperienze, specie interpersonali.

Combinando assieme le idee di Siegel e quelle dei più importanti neurobiologi contemporanei, la mente si può definire come processo, più che come struttura, e tale mente-processo si costituisce come costruzione condivisa (co-costruzione) con altre menti. L'idea è quella che la nostra mente è qualcosa che va ben oltre dal "barattolo" all'inerno del quale essa è racchiusa.

La mente si sviluppa mentre il cervello e le relazioni interpersonali cambiano nel tempo: la funzione regolativa della mente emerge dalle interazioni fra processi neurofisiologici e relazioni con gli altri; in altra parole, la mente è una proprietà emergente che regola i flussi di energia e informazioni all'interno del corpo e tra le persone. Le esperienze interpersonali svolgono un ruolo organizzatico cruciale nel determinare lo sviluppo delle strutture cerebrali nei primi anni di vita e nel plasmare le attività del cervello durante tutta la nostra esistenza. DANIEL SIEGEL

La conversazione quotidiana si basa, o almeno lo dovrebbe, sul principio dell'alternanza tra chi parla e chi ascolta e sulla diretta interpretazione e decodifica delle ambiguità di linguaggio risolvibili solo da individui che ne deducono il contesto d'uso in un'interazione continua. Utilizzando impostazioni sperimentali che consentono a coppie di individui di coordinare e allineare i loro stati mentali passo dopo passo, una nuova linea di ricerca sta indagando su come le persone generano, negoziano e convergono sul significato dei loro comportamenti comunicativi. Queste ricerche si focalizzano sulla caratterizzazione dei processi interpersonali fondamentali che supportano lo sviluppo e il coordinamento di nuove rappresentazioni condivise.

Una scoperta notevole in questo tipo di approccio riguarda il fatto che i cervelli si sincronizzano grazie all'accumulo di rappresentazioni condivise su una scala indipendente dai comportamenti comunicativi stessi (Stolk A, Noordzij ML, Verhagen L, Volman I, Schoffelen JM, Oostenveld R, Hagoort P e Toni I (2014). La coerenza cerebrale tra comunicatori segna l'emergere di significato . Proc. Natl. Acad. Sci. USA 111 , 18183–18188). L'accoppiamento neurale interpersonale è guidato da periodi in cui i comunicatori hanno bisogno di adattare reciprocamente la loro comprensione in base ai segnali emessi dai loro partner. Lo stesso si riduce quando i comunicatori utilizzano segnali stereotipati già compresi dalle parti. L'intenzionalità adattiva consente un maggiore allineamento e un maggiore accoppiamento neuronale. Osservazioni come queste suggeriscono che il significato di un comportamento comunicativo non è una proprietà del segnale, né delle menti individuali che interpretano quel segnale. La vera differenza la fanno i comunicatori che si impegnano in una pratica di adattamento reciproco continuo per mantenere i loro pensieri allineati tra loro, formando uno spazio cognitivo condiviso che fornisce il contesto per la selezione e l'interpretazione di comportamenti comunicativi che possono essere mutualmente e rapidamente compresi, anche al loro primo verificarsi (Stolk et al., 2016).


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Sistemi di empatia

Nelle nostre interazioni sociali, quando ci sintonizziamo con un’altra persona, entrano in gioco quindi due tipi di empatia:

- empatia affettiva

- empatia cognitiva

Secondo Daniel Goleman (2006), quando ci sintonizziamo con l’altro, il cervello sperimenta due tipi di "vie del sentire": un flusso rapido, della via bassa, "empatia primaria" (attraverso le connessioni tra le cortecce sensoriali, il talamo e l’amigdala, che origina una reazione immediata), e un flusso più lento, la via alta, "empatia secondaria", (dal talamo fino alla neocorteccia e poi verso l’amigdala, innescando una reazione più lenta e meditata).

La "via bassa" è composta da circuiti che agiscono in maniera automatica, a velocità elevatissima. Sarebbe la via dell’ "empatia affettiva".

La "via alta", al contrario, si riferisce a sistemi neurali che agiscono in maniera più seriale e lenta. Sarebbe la via dell’ "empatia cognitiva".

Questa distinzione ricorda molto quella riportata da Daniel Kahneman in "Pensieri lenti e veloci" e che descrive le nostre due modalità di pensiero: automatico (pensieri veloci) e ragionato (pensieri lenti).

Goleman (2006) cita gli scienziati del National Insitute of Mental Healt (NIMH), dicendo che anche loro differenziano fra le due vie, e che propongono ulteriori aree coinvolte nell’empatia cognitiva: la corteccia frontale mediale, il solco temporale superiore e il lobo temporale, che aiuterebbero nel decidere la risposta dopo avere sentito lo stato affettivo dell’altra persona. In un recente studio Shamy- Tsoory e collaboratori (2009), hanno cercato di dimostrare se l’empatia "affettiva‟ e quella "cognitiva" sottostanno ad un unico sistema o se vi è una doppia dissociazione. Le evidenze rilevate dimostrerebbero l'esistenza di due differenti sistemi di empatia e che essi sarebbero mediati da due differenti network supportati da diversi "core" neurali. (http://www.neurosociologia.it/il%20cervello%20sociale%20empatia%20e%20assertivit%C3%A0%20terza%20parte.html)


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Tratto e adattato dalla pubblicazione comparsa su Insights Magazine. Pubblicazione aziendale incentrata sul neuromarketing. www.nmsba.com/join



Michele Micheletti è nato a Pisa nel 1969, è un coach professionista, formatore, consulente e docente nell’ambito della comunicazione efficace e del marketing da oltre venti anni. La sua provenienza dal settore della vendita e del marketing lo portano a definirsi uno “specialista della comunicazione”. Svolge attività di formazione in tutta Italia tenendo serate, conferenze e corsi sui temi della relazione interpersonale, dell’evoluzione personale e delle loro strette implicazioni.

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