La magia della comunicazione



La comunicazione intra-personale è strettamente legata a qualla inter-personale e questo aspetto dovrebbe rappresentare il primo passo cognitivo da fare per tutti coloro che si affacciano in modo analitico all'universo della relazione efficace.

La coerenza interna guida i fenomeni di risonanza empatica rivolti all'esterno in modo del tutto naturale e istantaneo. Non ci sono segreti, le "tecniche" di comunicazione sono qualcosa che ormai riesce solo a stimolare uno stanco sorriso. Pensiamo davvero di poter gestire noi stessi e di conseguenza gli altri con qualche trucco da palcoscenico? Vogliamo davvero ingannare noi stessi? Vogliamo davvero ingannare il nostro interlocutore?

Autoinganno: tendenza che ognuno di noi ha ad avvicinare la realtà non tanto ai propri desideri, quanto piuttosto a quello che è il proprio modello consolidato di percezione e reazione della realtà stessa (Mordazzi e Milanese, 2007:19)

La comunicazione efficace, quella in grado di promuovere una scossa emotiva nell'altro, è certamente qualcosa di molto diverso al semplice scambio di informazioni. L'efficacia prevede l'uso di un linguaggio performativo per andare oltre lo scambio cognitivo. Secondo Austen il linguaggio non è solo una passiva descrizione della realtà, ma anche uno strumento per cambiarla.

Il linguaggio constativo descrive in maniera neutra i fenomeni (es: il cane è bianco), risulta vero o falso, e non produce cambiamenti nell’interlocutore. Il linguaggio performativo produce cambiamenti.

Il primo cambiamento riguarda proprio noi stessi, passare da un'intuizione puramente cognitiva ad un'azione viscerale pienamente sentita. Il processo non è magico ma totalmente fisiologico, il risultato sarà invece qualcosa di assolutamente inaspettato che potremo davvero definire come magico. Riusciremo a creare la magia relazionale solo dopo aver raggiunto la nostra coerenza interna, questa genererà risonanza esterna per effetto del trascinamento neuronale.



Storie di neuroni


Sappiamo da qualche anno che la nostra disponibilità di reti neuronali è più vasta e delocalizzata rispetto a quello che abbiamo sempre ritenuto. Abbiamo una consolidata rete di neuroni nel nostro cervello (circa 6 miliardi) ma ne abbiamo una anche nel nostro cuore (circa 40.000) e una nella nostra pancia (circa 1 milione). Questa è una buona notizia: il nostro cervello è plurilocalizzato. La cattiva notizia è che non tutti riescono a farlo funzionare in perfetta coesione e coerenza: tendiamo a separare le strutture di riferimento concentrandosi sulla testa evitando di ascoltare le altre due funzionalità. La maggior parte dei nervi che collegano i cervelli della pancia e del cuore alla testa si muovono verso l'alto: il cervello enterico e quello cardiaco comunicano con quello encefalico tramite il nervo vago le cui fibre sono per lo più afferenti (vanno verso la testa insieme alle loro informazioni). Questo ci fa capire facilmente perchè è così difficile modificare, solo con lo sforzo cognitivo, lo stato dei segnali che provengono dal cuore e dalla pancia.



Tensione emozionale


Ognuno di noi avrà inevitabilmente sperimentato la difficoltà di dominare una tensione emozionale proveniente dalla pancia. Ogni volta che dobbiamo parlare in pubblico o parlare con qualcuno che non conosciamo la nostra pancia, stimolata dall'attivazione dell'amigdala nell'area limbica del nostro cervello della testa, comincerà a lanciare segnali inequivocabili: senso di contrazione, nausea leggera, chiusura. Cercare di parlare alla pancia per convincerla a normalizzarsi è quasi impossibile. Pensare "adesso calmati, va tutto bene" non sortisce quasi mai nessun effetto. I pensieri e le parole non si traducono direttamente nel linguaggio cuore-pancia. Dal momento che il 90% dei segnali del nervo vago vanno verso l'alto significa che area enterica e area cardiaca influenzano le elaborazioni della testa.

La comunicazione in genere risente di una mancanza di dialogo efficace, questo accade quando non siamo riusciti a sviluppare una comunicazione efficace tra le nostre principali reti neuronali. Riassumendo brevemente quanto detto adesso dovrebbe essere chiaro il perchè la comunicazione efficace risulta difficile alla maggior parte delle persone: comunicare significa cambiare. Prima attivo il mio dialogo interno e successivamente, come semplice conseguenza, il mio dialogo esterno risulterà magico.


Michele Micheletti





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