I SEGRETI NATURALI DELLA COMUNICAZIONE EFFICACE

Aggiornato il: 25 ott 2019

Nessuna tecnica è efficace quanto il tuo modo di essere.

Il metodo Good Vibes per la comunicazione relazionale di successo



Esistono molti approcci al miglioramento della propria capacità comunicativa relazionale, ne hai mai provato qualcuno? Hai frequentato un corso per acquisire le tecniche specifiche che faranno di te un maestro dell'arte oratoria? Hai fatto tuoi i sofisticati insegnamenti della PNL per padroneggiare i linguaggi non verbali?

Esistono sostanzialmente due strade per ottenere da noi stessi un miglioramente effettivo in ambito di comunicazione: un modo diretto out-in (da fuori a dentro) studiando in modo applicato e costante le tecniche di relazione che possiamo trovare espresse in molti libri, articoli e corsi pratici, oppure seguire un modo indiretto (in-in) lavorando su sé stessi per migliorare il nostro livello di consapevolezza personale.

Per ottenere un ottimo risultato mi sentirei di consigliare di applicarsi conteporanemaente su tutti e due i fronti in modo da ottimizzare lo sforzo e godere dei benefici incrociati che si possono ottenere percorrendo ambedue le strade.


In una serie di articoli spiegheremo la filosofia del metodo Good Vibes analizzandone i 6 aspetti principali, che chiameremo "discipline evolutive", in modo da chiarire come abbiamo inteso l'approccio indiretto alla comunicazione facendolo passare da uno stile di vita orientato allo sviluppo evolutivo virtuoso.



Queste 6 discipline evolutive, e la loro "ferrea" osservazione, consentono di ottimizzare i nostri sforzi evolutivi volti alla acquisizione di una maggiore e chiarificata consapevolezza. A cose normali disponiamo di un livello di coscienza incostante che non ci consente di analizzare i fatti che ci accadono, e quindi anche i nostri eventi relazionali-comunicativi, in maniera serena e assertiva. Tendiamo a processare la realtà con la quale interagiamo secondo i nostri sistemi di valutazione radicati, le nostre credenze e i nostri condizionamenti inconsapevoli al fine di mantenere le risposte in esterno il più automatizzate possibile al fine di ricreare le situazioni che abbiamo incarnato come funzionali per il fine della sopravvivenza sociale. David Hawkins, uno psichiatra americano, ha proposta un'interessante scala della consapevolezza umana in base al radicamento individuale nelle convizioni dell'ego. L'identificazione egoica estrema, essere completamente orientati all'auto-affermazione basata sull'istinto di sopravvivenza, costituisce il livello più basso della scala evolutiva dell'essere umano e corrisponde ad un senso di vergogna in cui la consapevolezza è estremamente contratta e distante dal centro di visualizzazione dell'essere umano.


Mano a mano che l'individuo accresce il suo senso di sé, nella relazione e nel mondo, la sua consapevolezza si espande e con essa la percezione di quello che accade intono a lui. Più la struttura di coscienza si struttura più la nostra visione della vita si volge ad uno stato di felicità derivante dalla risoluzione dei conflitti interni e esterni.

Ai livelli inferiori, si trovano quelle persone bloccate, spesso inconsapevolmente, e che si mostrano spiritualmente molto misere. Tutti possiamo cadere a quel livello, la chiave è rendersene conto. Se ad esempio una persona è bloccata dalla paura, si troverà piuttosto in basso sulla scala dei livelli di coscienza, almeno finché non se ne libererà. All’opposto, le persone molto felici sono altamente consapevoli, a prescindere dalle circostanze che vivono nella loro vita. La cosa interessante della scala con cui Hawkins descrive la coscienza è che i valori bassi corrispondono a stati in cui il potenziale inteso come la capacità di: realizzazione personale e la misura in cui possiamo influenzare altre persone è prossimo allo zero. Mentre cresce vertiginosamente man mano che saliamo nella scala.

Per influenzare le altre persone si intende non la manipolazione mentale o la costrizione attraverso la violenza, ma la capacità di influenzare in modo indiretto il campo di coscienza stesso. Questo avviene con naturalezza tutte le volte che noi stessi compiamo uno scatto di coscienza. Quella che possiamo identificare come capacità comunicativa indiretta deriva dall'evoluzione del nostra stato di consapevolezza su questa scala, si tratta di un processo naturale al quale ognuno di noi può tranquillamente accedere con i propri mezzi.


L'ostacolo più grande ad una buona comunicazione in grado di tenere in considerazione il punto di vista dell'altro, la sua storia, i suoi schemi di pensiero e comportamentali, in grado insomma di generare uno sviluppo relazionale empatico dettato non più dal conflitto separativo ma dalla spinta all'unione, è essenzialmente costituito dalla nostra inevitabile identificazione con le strutture dell'ego. L'ego costituisce la nostra personalità e siamo per lo più stati educati, vivendo in sistema neo-liberista che si fonda sulla cultura della competizione e della separazione, al culto della vincita e dell'autoaffermazione che come presupposti di uno stile comunicativo empatico risiedono esattamente al suo opposto. Identificandoci con la nostra personalità egoica, accentrata e autoaffermante, non siamo assolutamente in grado di sviluppare un dialogo di sinergia nemmeno se questo fosse dettato da schemi di convenineza: prima o poi usciremo dalla linea di dialogo per tentare di affermare un nostro intento egoico. Manchiamo di una educazione e di una conoscenza specifica in materia di empatia perchè siamo scollegati dai nostri valori e dai nostri bisogni. Non sappiamo chi siamo e non sappiamo cosa vogliamo.



Il sapere che cosa vogliamo, quali siano i nostri bisogni reali, costituisce la cartina di tornasole del nostro sistema di coscienza. Avere capacità autodiagnostica in questo senso dipende dal livello di consapevolezza raggiunto nella nostra evoluzione personale. Abraham Maslow identificò questo processo di evoluzione basandolo sui bisogni individuali e sulla loro soddisfazione. Il motore che determina la progressione da uno stadio di bisogni all'altro è costituito dalla motivazione. Maslow ideò la piramide dei bisogni all’interno della quale sono posizionati in ordine gerarchico i diversi bisogni. Si parte dai bisogni primari per giungere al bisogno della realizzazione di sé, passando per i vari stadi che consentono la progressione solo una volta soddisfatti. Nello specifico, secondo Abraham Maslow, solo dopo aver appagato i bisogni elementari l’individuo riesce ad esprimere esigenze di livello superiore. Maslow sostiene che ogni bisogno fisiologico e il comportamento messo in atto per realizzarli, funge da sostegno a ogni altro tipo di bisogno. Da ciò si deduce che i bisogni fisiologici non sono del tutto isolabili. Quindi, i bisogni fisiologici sono i più evidenti e per questo i primi a essere soddisfatti e al cospetto dei quali tutti gli altri bisogni perdono di significato. Quando i bisogni fisiologici saranno soddisfatti nasceranno altri bisogni sempre di natura più elevata. Abraham Maslow ritiene dunque che la gratificazione sia altrettanto importante della privazione perché libera l’organismo dal dominio di un bisogno relativamente più fisiologico e permette l’emergenza di altri più sociali. I bisogni fisiologici cessano di esistere solo dopo essere stati soddisfatti. Un bisogno soddisfatto perde la motivazione, che invece presentano i bisogni insoddisfatti di grado più elevato che erano stati silenti quando i bisogni più bassi erano presenti. La motivazione è il motore che muove ogni essere vivente alla soddisfazione di un dato bisogno e da cui riesce a trarre gratificazione personale. Maslow afferma che dopo una lunga gratificazione i bisogni fondamentali più alti possono divenire indipendenti dai loro prerequisiti e dalla propria stessa gratificazione. Questo vuol dire che alcuni aspetti della persona sono divenuti autonomi, cioè indipendenti dalle stesse gratificazioni che li hanno prodotti.


La motivazione, dunque, può essere definita come l’insieme dei fattori alla base del comportamento che inducono una persona ad agire per il raggiungimento di uno scopo. La motivazione dipende dalle competenze, cosa si è in grado di fare e dai valori personali, ovvero ciò che si vuole fare. L’impulso motivazionale si ha ogni volta che l’individuo avverte un bisogno, che rappresenta la percezione di uno squilibrio tra la situazione attuale e una situazione desiderata. Il bisogno è quindi uno stato di insoddisfazione che spinge l’uomo a procurarsi i mezzi necessari per riuscire a realizzarlo o sublimarlo. Lo stato di infelicità, parametro di grande disturbo ad una comunicazione relazionale produttiva, dipende in gran parte da un mancato riconoscimento dei nostri stati di bisogno. Ci ritroviamo intrappolati in una situazione di paura per una certa condizione e questo limita la nostra motivazione ad agire per passare ai livelli successivi di evoluzione collegati ai nostri bisogni effettivi. Spesso siamo infelici perchè non capiamo quale necessità dobbiamo soddisfare, fraintendiamo gli impulsi di base. Questo impedisce di avere una comunicazione vera.


Il metodo Good Vibes consente di disporre di un valido coadiuvante durante le fasi evolutive personali. Un valido sostegno multidisciplinare che unisce uno stile di vita disciplinato che mira a rendere più chiara la visione dei nostri stati interni a una preparazione specifica in ambito comunicativo relazionale. Ecco allora che si rende necessario attivare un percorso di consapevolezza in direzione alimentare, ma anche relativo alla qualità del nostro riposo, di una adeguata attività fisica, del nostro sistema di pensiero e del suo orientamento, dell'attività meditativa e di visualizzazione produttiva. La combinazione di questi parametri ci permette di aumentare la nostra focalizzazione, di maturare in modo cosciente i nostri obiettivi radicandoli ai nostri bisogni reali. Possiamo costruire la nostra strada evolutiva sostenendo il nostro cammino con abitudini di qualità che ci consentono di andare nella giusta direzione. Ciò che emergerà da questo cammino sarà una comunicazione relazionale orientata in modo sano, costruita sulla dimensione empatica verso l'altro e quindi assolutamente non violenta (Marshall Rosenberg), dove i significati dell'interazione e le reazioni proprie e altrui risulteranno sempre per quello che sono perchè le paure relazionali, ancorate al senso dell'ego, non saranno più in grado di innescare dei processi automatici di risposta. Vediamo brevemente le 6 discipline evolutive.


ALIMENTAZIONE

Tutti noi mangiamo in modo diverso, c’è chi mangia per saziarsi, chi lo fa per gusto e chi pratica questa necessità in modo sacro, o quasi. Ma quale grado di consapevolezza mettiamo nell’atto del mangiare? L’oncologo Franco Berrino ha individuato 7 livelli di consapevolezza alimentare nei quali ci si può identificare. Ognuno di questi ha radici nell’infanzia, nell’educazione, nel vissuto di ciascuno di noi. In un articolo specifico scopriremo come l'alimentazione consapevole sia anch'essa un indice di coscienza.

https://www.onevolution.net/post/comunicazione-evolutiva-part-1

https://www.onevolution.net/post/la-dieta-del-public-speaker-l-importanza-degli-stati-d-animo


MEDITAZIONE

Quando la vita ci mette di fronte a ostacoli che richiedono un particolare grado di concentrazione e focalizzazione, abbiamo bisogno di trovare una soluzione congrua con le aspettative di tutti coloro che sono coinvolti all'inerno di quel processo. Da dove cominciare?

La meditazione è un’eccellente tecnica per migliorare il proprio stato d’animo partendo dall’interno e, nonostante molte persone siano scettiche quando si parla di questo genere di pratiche, è stato provato scientificamente che esistono moltissimi vantaggi concreti che durano nel tempo. In altre parole, meditare consente un maggior controllo sul sistema sensoriale e permette di scegliere su cosa focalizzare l’attenzione. Risultato? La meditazione fa andare sullo sfondo quello che non si vuole sentire o che ci danneggia.


QUALITÁ DEL SONNO

Sappiamo che il sonno è influenzato dal nostro stile di vita e da vari fattori ambientali e che se non dormiamo bene il nostro stato psico-fisiologico influenzerà la nostra vita e soprattutto la qualità delle nostre relazioni.

Il nostro comportamento durante le ore diurne e in particolare nelle ore che precedono l’ora di coricarsi, possono influenzare la qualità del sonno notturno. Per norme di Igiene del Sonno si intende una serie di comportamenti che fisiologicamente favoriscono un buon sonno notturno. La maggior parte di dette norme indica comportamenti facilmente perseguibili. Spesso i soggetti sono scettici rispetto alla possibilità che i propri problemi di sonno possano realmente trarre vantaggio dall’osservazione delle norme indicate.

Ciò deriva in parte dal fatto che molte di tali norme fanno parte, nel bagaglio culturale di molti di noi, di una serie di comportamenti interiorizzati come banali, di scarso valore ai fini di un buon stato di salute o addirittura da sempre vissuti come inutili o trascurabili proibizioni.


MOVIMENTO

L’attività fisica, a qualunque livello purché non troppo blanda, contribuisce ad alleviare lo stress, a eliminare l’ansia e ad attenuare i sintomi della depressione. L’esercizio aerobico come la camminata veloce, la corsetta al parco, la pedalata, il nuoto, perfino il corso di ballo giocano un ruolo decisivo nel migliorare l’umore, grazie a una migliore circolazione del sangue nel cervello che stimola l’asse ipotalamo – ipofisi – ghiandola surrenale (HPA).

L’esercizio fisico ricorrente ci consente di migliorare la memoria: l’esercizio rilascia endorfine che producono uno stato di benessere, producendo un miglioramento della funzionalità delle cellule del nostro cervello. L'attività fisica ci consente di avere più energia e quindi di sviluppare più resistenza e più capacità di risolvere i problemi, questo ha anche una ripercussione sullanjostra capacità di sviluppare autostima e costanza.


QUALITÁ DEL PENSIERO

Ogni giorno la nostra mente processa un’infinità di pensieri senza che nemmeno noi ce ne accorgiamo. Spesso, molti di questi sono negativi ed influiscono sul nostro subcosciente. E’ inevitabile che il risultato sia negativo e che molti dei nostri sforzi per invertire la direzione di marcia siano vani. Il Pensiero positivo aiuta a modificare le convinzioni e gli atteggiamenti pessimisti e ad imparare ad acquisire maggiore coscienza, e quindi più padronanza di come si può reagire malgrado si sia imparato a credere che “a volte non possiamo farci niente”. In ogni percorso evolutivo, prima o poi, si arriva ad un punto dove si comprende l’importanza del pensiero, perché si diventa sempre più consapevoli del suo potere. Allora si inizia, sempre più, ad assumersi la piena responsabilità della propria vita. Se iniziamo a diventare più consapevoli e a conoscere profondamente noi stessi, inizieremo a cambiare automaticamente le credenze e le convinzioni limitanti radicate dentro di noi.

Sia attraverso un percorso più spirituale, piuttosto che uno più scientifico, alla fine comprenderemo il messaggio più importante: è la coscienza che genera il pensiero e quindi la realtà con la quale interagiamo.


PREPARAZIONE

Una preparazione adeguata in materia di comunicazione relazionale, public speaking, tecniche specifiche di PNL e molto altro ancora consente di integrare in modo professionale la nostra evoluzione personale.


Articoli correlati:

https://www.onevolution.net/post/comunicazione-evolutiva-part-2

https://www.onevolution.net/post/comunicazione-evolutiva-part-1





Michele Micheletti




- “Il potere dei condizionamenti”, di David Hawkins. Macro edizioni

- “La presenza del passato”, di Rupert Sheldrake. Crisalide edizioni.

- "Frammenti di un insegnamento sconosciuto", Peter D. Ouspensky. Astrolabio Ubaldini Edizioni.

- "La quarta via", Peter D. Ouspensky. Astrolabio Ubaldini Edizioni.

- https://www.stateofmind.it/2019/07/maslow-bisogni/

- http://www.sonnomed.it/regole_sonno/

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