EMPATIA ATTIVA, DIFFERENZE E VERITÁ

L'equilibrio empatico tra emozioni e logica costruttiva


Gli studi di neuroanatomia hanno evidenziato che esiste uno stretto legame tra i processi di attenzione e quelli emotivi e la loro interconnessione e integrazione nei meccanismi dei circuiti cerebrali. Da questo è possibile evincere che una corretta gestione dell'attenzione potrebbe avere significative ripercussioni sulla gestione efficace delle emozioni. (Emotions and Empathic Care. An Educational Method to Learn to Care About the World. Daniela Dato).


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La parola deriva dal greco antico εμπαθεία (empatéia, a sua volta composta da en-, "dentro", e pathos, "sofferenza o sentimento"), indicata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico (Enciclopedia Treccani online).



Il termine empatia è stato coniato da Robert Vischer, studioso di arti figurative e di problematiche estetiche, alla fine dell'Ottocento. Tale termine nasce perciò all'interno di un contesto legato alla riflessione estetica, ove con empatia s'intende la capacità della fantasia umana di cogliere il valore simbolico della natura. Vischer concepì questo termine come capacità di sentir dentro e di con-sentire, ossia di percepire la natura esterna, come interna, appartenente al nostro stesso corpo. Rappresenta quindi la capacità di proiettare i sentimenti da noi agli altri e alle cose, che percepiamo (Giusti E., Locatelli M., Empatia integrata. Analisi umanistica del comportamento, Sovera edizioni. 2007, p. 13.)


L'empatia guida le nostre forme di comprensione del mondo, la nostra memoria, l'apprendimento, la percezione e la lettura delle nostre e altrui emozioni consentendo di connettere l'apprendimento cognitivo con l'apprendimento sociale e sistemico (Ibidem). La capacità di attenzione, che possiamo definire come la proprietà di focalizzare le rispettive capacità di consapevolezza, è da prima oggetto verso sé stessi e poi verso gli altri ed il mondo circostante. La tenacia è un esempio illuminante di come l'attenzione che noi esercitiamo su noi stessi può consentirci di operare un controllo non solo emotivo ma anche cognitivo (Emotions and Empathic Care. An Educational Method to Learn to Care About the World. Daniela Dato). Questo non differisce minimamente dai concetti espressi dalla tradizioni sapienziali in merito a ciò che viene descritto come auto-osservazione, lavoro su di sé, consapevolezza attiva, io-osservatore e molto altro. Il processo attentivo comporta lo stato di attivazione intenzionale di una parte della coscienza che poi, strutturandosi nell'osservazione, diventa essa stessa la coscienza.


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Evolvere la propria competenza empatica significa imparare a orientare e gestire la propria attenzione. Questa ci permette di sviluppare un' intelligenza emotiva e sociale. La variabile più importante per lo sviluppo di competenze emotive è il tempo che permette al soggetto di passare dalla più semplice e impulsiva emozione, alla condizione emozionale per arrivare al temperamento, ad una attitudine emozionale (DAMICO, Op. cit., p. 102.). L'attenzione guida l'atto di volontà ma la volontà è la parte iniziale del processo, la scintilla cognitiva alla quale deve essere aggiunta la componente energetica dell'azione per poterla trasformare in intenzione, vera componente di traino per i processi attentivi esterni ed interni.


INTENZIONE = VOLONTÁ + energia



Possiamo quindi discernere tre livelli di competenza empatica che si evolvono nello stile comportamentale della persona in base ad un parametro tempo. Questo scandisce il divenire della consapevolezza del soggetto in base alla sua capacità di focalizzare l'attenzione. A questo proposito possiamo anche riferirci a quanto espresso da Kaneman: la nostra mente ha due modalità di lavoro: il Sistema 1 e il Sistema 2. Il Sistema 1, per come viene definito da Kahneman in Pensieri lenti e veloci, è primitivo, inconsapevole e automatico. É sempre acceso, non lo controlliamo, ed è emozionale, intuitivo, impaziente, velocissimo, e molto, molto  impulsivo. Può svolgere più compiti nel medesimo tempo, usa poca energia, dà immediatamente senso a qualsiasi cosa che ci viene proposta, e viene influenzato molto facilmente. Il Sistema 2 è, ovviamente, l’opposto del Sistema 1. È consapevole, razionale, metodico e cauto. Non può occuparsi di più processi al medesimo tempo, è lento, è altamente energivoro, e non è in grado di controllare in modo decente il Sistema 1. Come balia, insomma, lascia decisamente a desiderare. Come se non bastasse, è abbastanza pigro. In una situazione normale, il Sistema 2 – ovvero quello razionale – se opportunamente incentivato, può riuscire prendere il sopravvento sul Sistema 1 – irrazionale; ma se ci sono delle emozioni forti di mezzo, è difficile scavalcare il Sistema 1; allo stesso modo, se il Sistema 2 è già occupato in un altro processo, lo scettro resta saldamente in mano al Sistema 1. Come se non bastasse, il Sistema 2 non funziona bene sotto pressione. La focalizzazione dell'attenzione e dello sviluppo dell'empatia riguarda una padronanza dei due sistemi e anche una capacità di controllo-attivazione su di essi.


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Di seguito i tre livelli dell'empatia.

EMPATIA COGNITIVA Alla comprensione degli stati d’animo altrui non segue un reale desiderio di far scaturire un’azione che possa in qualche modo essere utile al benessere dell’interlocutore. Si tratta di un tratto distintivo puramente mentale dove l'anima non risuona con l'altro.


EMPATIA EMOTIVA Alla comprensione degli stati d'animo altrui ne segue anche il provare davvero dentro se stessi le sensazioni delle altre persone. A questo livello si ha un interessamento emotivo, un trascinamento, verso il provato dell'altro.

L'empatia emotiva è buona, perché significa che possiamo facilmente comprendere e sentire le emozioni delle altre persone. Questo è di vitale importanza per coloro che svolgono professioni legate ai rapporti di cura, come medici e infermieri, per essere in grado di rispondere in modo appropriato ai propri pazienti. Significa anche che possiamo rispondere agli amici e agli altri quando sono in difficoltà.

L'empatia emotiva è cattiva, perché è possibile essere sopraffatti da quelle emozioni e quindi incapaci di rispondere. Questo è noto come sovraccarico di empatia: coloro che hanno la tendenza ad essere sopraffatti dal vissuto empatico hanno bisogno di lavorare sulla propria autoregolazione, e in particolare sul proprio autocontrollo , in modo da poter meglio gestire le proprie emozioni.


EMPATIA COMPASSIONEVOLE Implica quella che viene definita Preoccupazione Empatica:  nel soggetto affiora la compassione e il desiderio di prodigarsi per l’altro in modo da alleviare le sue sofferenze e rendersi utili al suo star bene.


Per completare il quadro dobbiamo ricordare che esistono anche altre due forme di empatia, somatica e spirituale, che vengono prese in considerazione da molti autori:

L'empatia somatica è definita come sentire fisicamente il dolore di qualcun altro.

Ad esempio, quando vediamo qualcuno ferito anche noi siamo portati a provare lo stesso dolore fisico. Aneddoticamente, gemelli identici a volte riportano di sapere quando l'altro è stato ferito, il che potrebbe essere un esempio di empatia somatica.

L'empatia spirituale è definita come una connessione diretta con un "essere superiore" o coscienza. È lo stato di '"illuminazione" che troviamo nelle tradizioni sapienziali orientali e medio orientali considerato realizzabile attraverso la meditazione.


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Trovare l'equilibrio

L'empatia cognitiva può essere spesso considerata poco emotiva .

Implica un sentimento insufficiente e quindi eccessivamente legata all'analisi di tipo logico. Può essere percepita come una risposta di scortesia e incomprensione da parte di coloro che si trovano a doverla scorgere nel loro interlocutore.

L'empatia emotiva, al contrario, è troppo emotiva.

Troppe emozioni o sentimenti possono essere controproducenti. Sentire forti emozioni, specialmente angoscia, ci riporta all'infanzia e in uno stato emotivo di quasi impotenza e inadeguatezza. È molto difficile aiutare gli altri se si è sopraffatti dalle proprie emozioni.

Nell'esercitare l'empatia compassionevole, possiamo trovare il giusto equilibrio tra logica ed emozione.

Possiamo sentire il dolore di un'altra persona, come se stesse accadendo a noi, e quindi esprimere la giusta quantità di simpatia. Allo stesso tempo, possiamo anche mantenere il controllo delle nostre emozioni e applicare la ragione alla situazione. Ciò significa che possiamo prendere decisioni migliori e fornire loro un supporto adeguato quando e dove è necessario. La differenza tra una condizione emozionale e un vero e proprio temperamento sta soprattutto sulla scala della durata: la prima ha una vita temporanea legata a un particolare momento. Il temperamento è invece il nostro mondo emozionale che guida il modo in cui percepiamo e pensiamo senza antagonisti emozionali.


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Michele Micheletti

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