CONCENTRAZIONE E PRESTAZIONE



Nella condizione di attenzione focalizzata, che possiamo indicare come unitaria e quindi non ripartita con altre situazioni richiedenti risorse attentive, la nostra prestazione cognitiva è massima; nella condizione di attenzione divisa la prestazione è decisamente inferiore quando i compiti, con i quali ci imegnamo, competono per le stesse risorse cognitive e attenzionali. Sappiamo che questa evidenza si riduce quando l'interferenza cognitiva, prodotta dalla divisione dell'attenzione, vede il primo compito coinvolgere i circuiti cerebrali delle aree del linguaggio e il secondo coinvolgere quelli legati alle elaborazioni visuo-spaziali. Quando i due compiti coinvolgono la stessa componente della memoria di lavoro le cose si complicano e finiamo per incorrere in errori, affaticamento e problemi di corretta esecuzione del lavoro che stiamo svolgendo.


Baddeley e Hitch, ne 1974, avevano già evidenziato che le aree cerebrali del linguaggio (circuito fonologico) e quelle deputate all'elaborazione visiva (taccuino visuospaziale) sono due componenti distinte, basate su processi e risorse differenti. Anche Cocchini et al., 2002, hanno evidenziato che quando i due compiti impegnano componenti distinte della memoria di lavoro (aree del linguaggio e aree visuo-spaziali) l'interferenza cognitiva che si produce è minima. Le cose cambiano quando si introduce un rinforzo di disturbo all'interno di una delle due aree di elaborazione del compito.


1) inserendo un interferente di tipo verbale (nell'esperimento in oggetto veniva denominato "soppressione articolatoria"), al soggetto veniva chiesto di ripetere continuamente ad alta voce una breve frase in modo da sovra-impegnare le eree del linguaggio, il risultato era quello di ridurre la capacità prestazionale nel ricordare delle cifre e quasi nessun effetto sul ricordare la disposizione di elementi di tipo grafico

2) inserendo un interferente visivo (in questo caso si trattava di seguire con lo sguardo uno stimolo luminoso per tutta la durata dell'esperimento), il soggetto sovra-impegna le aree visuo-spaziali con conseguente perdita di capacità di elaborazione e memoria della disposizione degli elementi di tipo grafico e quasi nessun effetto sulla memorizzazione delle cifre.


Nella vita sociale e lavorativa di tutti i giorni la maggior parte delle azioni che compiamo prevedono un impegno sia visivo che verbale. Guidare è un impegno in gran parte visivo ma non solo: leggere i cartelli o parlare con qualcuno seduto al nostro fianco impegna la memoria di lavoro dal punto di vista verbale. A questo proposito dobbiamo anche considerare le problematiche relative al guidare utilizzando un cellulare. Strayer e Johnston (2001) scoprirono che parlare al cellulare faceva raddoppiare il numero di errori nella guida. Si tratta di un lavoro di molti anni fa quando l'uso dei social e della messaggistica istantanea non era ancora sviluppato, dobbiamo rapportarlo all'impegno mentale di oggi. Gli studi compiuti successivamente hanno dimostrato che i guidatori con la mente impegnata in una conversazione spesso non vedevano i segnali stradali.



Dobbiamo anche considerare che molte delle attività che svolgiamo, compresa quella di guidare, sono di origine automatica: una volta che il nostro cervello ha imparato come gestire le peculiarità principali di una certa azione le automatizza per risparmiare energie attentive. Norman e Shallice hanno evidenziato che due attività automatiche possono essere eseguite contemporaneamente senza incorrere in una interferenza cognitiva troppo elevata: ecco perché ci risulta facile guidare e parlare con qualcuno che sta in macchina insieme a noi. Talvolta due attività automatizzate possono conflittualizzarsi se dobbiamo attribuire ad una di esse una maggiore importanza, questo accade quando ad esempio c'è un'emergenza: smettere di parlare per evitare un ostacolo che si è presentato sulla strada in modo improvviso. L'emergenza dell'ostacolo manda in conflitto i due processi automatici e il processo viene riorganizzato e controllato da un processo automatico chiamato Contention Scheduling: esso inibisce alcune azioni favorendo quelle che hanno la precedenza nel contesto generale di quello che accade. Il SAS è assimilabile a un vero atto di volontà, interviene quando la situazione è nuova o pericolosa, quando è necessario cambiare qualcosa in un circuito gestito in modo automatico. Per intenderci, se stiamo guidando e parlando con qualcuno in auto con noi, il SAS dovrà sospendere tutte e due le azioni e ci farà fermare se dobbiamo cambiare improvvisamente strada e capire se la direzione che prenderemo è quella giusta oppure no. Si tratta quindi di un potente sistema di contollo che interviene ogni volta che il nostro comportamento necessita di essere riportato sotto il controllo cosciente. Nella vita di tutti i giorni, dove le funzioni sono fortemente automatizzate, il SAS interviene sporadicamente mentre è più presente durante le fasi di apprendimento e di controllo di alcuni processi.


Michele Micheletti


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